La storia del popolo ebraico è intimamente legata al Tempio di Gerusalemme, luogo centrale di culto e identità nazionale. La distruzione del Primo e del Secondo Tempio costituisce un momento di grande crisi, che tuttavia illumina anche la fedeltà alla Torah e l’importanza dell’obbedienza ai precetti divini.
La minaccia di Salomone: 1 Re 9:6-9
Nel Primo Libro dei Re (1 Re 9:6-9), il re Salomone avverte il popolo di Israele che, qualora dovessero allontanarsi dai comandamenti di Dio e adorare altri dèi, la terra promessa e il Tempio stesso sarebbero rifiutati e distrutti. Questo ammonimento prelude alle drammatiche vicende dell’esilio e della distruzione, che si realizzarono nel 586 a.E.V., quando il Primo Tempio fu raso al suolo dai Babilonesi, segnando l’inizio dell’esilio.
Il versetto esprime chiaramente il legame imprescindibile tra osservanza della Torah e permanenza nella terra: «Io taglierò via Israele dalla faccia della terra che ho dato loro, e rigetterò via il Tempio che ho consacrato al mio nome». La fedeltà alle leggi divine non è dunque mera formalità, ma condizione essenziale per la continuità storica e spirituale del popolo.
L’esperienza del Primo e Secondo Tempio
La distruzione del Primo Tempio diede avvio a un periodo di esilio e purificazione, durante il quale il popolo di Israele mantenne l’osservanza di molte mitzvot non legate al Tempio, come la kasherut, la circoncisione e le leggi familiari, nonostante la mancanza del luogo sacro. I profeti come Isaia ammonivano contro l’ipocrisia rituale e la lontananza dal cuore dell’obbedienza: «Mi sono stancato del grasso degli arieti» (Isaia 1:11) indica che il sacrificio esteriore senza vera fedeltà è vano.
Successivamente, con il permesso dei Persiani (libri di Ester, Ezra e Nehemia), fu possibile ricostruire il Secondo Tempio. Tuttavia, anche questo fu distrutto nel 70 d.E.V. dai Romani, dando inizio alla lunga diaspora che dura da quasi duemila anni.
Durante questo periodo, la Torah è rimasta centrale e viva, fedele nella sua essenza, come testimoniano i Rotoli del Mar Morto e le comunità ebraiche sparse nel mondo, che hanno conservato inalterata la legge di Dio.
Circoncisione, obbedienza e fedeltà
Il dialogo fra Andrea e Rebecca riportato mette in luce alcuni nodi teologici e storici riguardanti l’osservanza della Torah e la legittimità storica e spirituale della presenza ebraica in Terra Santa. Andrea sottolinea la circoncisione del cuore come un principio universale, richiamando una visione che trascende il rito fisico; Rebecca replica con un richiamo alle radici bibliche della circoncisione come precetto fondante dato ad Abramo, che ne sottolinea l’importanza sia fisica che morale.
Inoltre, si evidenzia la differenza di approccio fra popoli e religioni, mettendo in evidenza come la Terra d’Israele sia rifiorita negli ultimi settant’anni grazie all’osservanza concreta delle mitzvot, realizzando profezie bibliche come Ezechiele 34:26-27, che parla della terra che dà i suoi frutti e della liberazione dai nemici.
Sacrifici, espiazione e legge
Una questione controversa è quella del sacrificio come mezzo di espiazione: Andrea sostiene che senza il sacrificio di sangue non vi sia espiazione, osservazione che trova fondamento in Levitico 17:11. Rebecca ribatte citando esempi biblici (come il Salmo 51, Isaia, Osea e Michea) che indicano come l’obbedienza e il pentimento sincero siano superiori ai sacrifici esterni, come espresso in Samuele 15:22: «L’ascolto è meglio del grasso delle pecore».
Questo fa capire come la legge non sia un insieme rigido e statico, ma un cammino spirituale che privilegia la fedeltà del cuore. La distruzione dei Templi non ha annullato la Torah, ma ha trasformato il rapporto del popolo con la legge, sottolineando l’importanza della moralità e dell’obbedienza continua anche in assenza del luogo fisico del culto.
Il Tempio
La presenza divina non è limitata al Tempio fisico: durante la dedicazione del Primo Tempio, Salomone afferma che Dio ascolta anche le preghiere rivolte a Lui «lontano, in ogni terra», purché sincere (1 Re 8:2-53). Questa visione sottolinea la dimensione spirituale e universale del rapporto fra Dio e il Suo popolo, indipendentemente dal luogo.
Conclusioni
La storia della distruzione e ricostruzione del Tempio è una potente lezione di fedeltà e responsabilità spirituale. Essa mostra che la permanenza nella terra promessa e la comunione con Dio dipendono dall’osservanza sincera della Torah, che va oltre i rituali esterni e abbraccia un rapporto autentico con il Creatore.
Oggi, il popolo ebraico continua a vivere e fiorire in Terra Santa, testimoniando la realizzazione delle profezie bibliche e mantenendo intatta la sua identità millenaria, nonostante le sfide della storia e le incomprensioni esterne.


































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