I 10 Martiri: Ricordiamo Rabbi Ishmaël Cohen Gadol e Rabban Shimon ben Gamliel

Shalom amici, oggi é una giornata molto importante nel Popolo d’Israele: é l’anniversario del decesso di due uomini saggi, amatissimi, uccisi 2000 anni fà perché insegnavano la Torah al popolo.

Colui che non conosce la propria storia é perduto; non si può sentire la mancanza di ciò che non si conosce.

RambaN – Na’hmanide

Siamo nel tempo della Seconda Rivolta Giudaica e l’imperatore romano Adriano decide di martirizzare 10 rabbini, come ‘punizione’ per i 10 fratelli elencati nella Torah che vendettero il fratello minore Giuseppe in Egitto (Genesi 37). L’imperatore si giustifica dicendo che la pena contemplata dagli ebrei stessi per questa azione è la morte e, sebbene questo reato abbia avuto luogo quasi duemila anni prima, i dieci rabbini uccisi secondo Adriano sono “proprio le persone adatte” a rettificare questo crimine.

I primi due da giustiziare furono Rabban Shimon ben Gamliel e Rabbi Ismaele il Kohen Gadol (Sommo Sacerdote). Shimon ben Gamliel fu decapitato e mentre il rabbino Yishmael piangeva, la figlia del governatore romano ambiva Rabbi Ismaele per la sua bellezza fisica. Quando le fu detto che doveva essere giustiziato anche lui, Adriano le disse do poter avere la pelle del suo capo (scorticata mentre era in vita) in modo che potesse impagliarla e guardarlo in viso.

Rabbi Ishmael morí prima che la lama toccasse il suo viso.

Talmud

Durante le settimane di preparazione a Shavuot, studiando le Massime dei Padri abbiamo parlato del martire più conosciuto Rabbi Akiva, torturato con pettini di ferro sulla pelle. Nonostante il dolore lo consumasse, fu ancora in grado di proclamare la Divina Provvidenza nel mondo recitando lo Shemà, gridandone la finale Echad (“Uno”).

È importante ricordare in quale modo siano stati uccisi per capire l’importanza dello studio della Torah: tutti i nostri nemici hanno una cosa in comune, voler il popolo d’Israele ignorante ed analfabeta, in modo da assimilarlo e cancellarlo.

Vedere i 4 esili d’Israele

Un altro saggio martirizzato fu Rabbi Haninah ben Teradion, che fu avvolto in un rotolo della Torah e bruciato vivo. Gli fu imbottito il petto di lana umida per assicurare che non morisse presto. Mentre veniva arso, disse ai suoi studenti che riusciva a vedere le lettere della Sacra Torah “volare in alto” verso il cielo.

Gli altri citati nel poema sono Rabbi Hutzpit l’Interprete (così chiamato perché interpretava i discorsi del Rosh Yeshiva – il capo della Yeshivah – per il popolo ebraico che non riusciva a seguirne tutte le parole); Rabbi Eleazar ben Shammua; Rabbi Hanina ben Hakinai; Rabbi Jeshbab lo Scriba; Rabbi Judah ben Dama; e Rabbi Judah ben Baba.[4]

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Pubblicato da Rebecca

Ebrea ortodossa, nata in Italia, cresciuta in Francia ed israeliana da poco, desidero far conoscere il pensiero e le tradizioni ebraiche, dialogando con rispetto.

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