«Sono una rosa di Sharon, un giglio delle valli.»
Cantico dei Cantici 2:1
Shalom amici,
Nel cuore del nostro progetto culturale, letterario e liturgico, nato per custodire la memoria ebraica e diffondere la ricchezza della nostra tradizione, si insinuano le spine : l’uso improprio e strumentale di termini come genocidio rivolti contro Israele.
Queste parole, un tempo cariche di significato storico e umano, oggi vengono svuotate, distorte e piegate a fini ideologici, oscurando la complessità della realtà e alimentando un odio antico e persistente, che si traveste da giustizia ma riporta in scena l’antisemitismo sotto nuove forme… Ecco qui 5 punti essenziali. Buona lettura.
1. Radici profonde da secoli
Israele e il popolo ebraico sono spesso chiamati “la rosa tra le spine del mondo”. La presenza ebraica in Terra d’Israele è continua, testimone di secoli di storia e spiritualità: dall’espulsione spagnola alle crociate, ben prima che Roma e Atene fossero potenze — io sono cresciuta in questa terra.
Luoghi come Safed, Hebron, Gerusalemme, Tiberiade, Jaffa e Gaza hanno custodito per generazioni la vita e la cultura ebraica.
Grandi maestri come il Hida (leggi qui), Rav Abraham Azulai (qui), Rav Haïm Vital, Rabbi Moshe Cordovero (qui), Rav Shalom Sharabi (qui) e l’Or HaHaim Hakadosh hanno illuminato questi luoghi con la loro sapienza.
Questa continuità storica, che attraversa il XVI secolo fino ai tempi moderni sotto l’Impero Ottomano e il Mandato Britannico, confuta la falsa narrazione che dipinge la presenza ebraica come un “colonialismo moderno”.
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Il legame storico e spirituale con questa terra non è solo cronaca, ma una realtà viva e pulsante che attraversa le generazioni e resiste alle sfide del tempo. È una rosa che continua a fiorire nonostante le spine, e la sua bellezza va riconosciuta e difesa.
2. L’esodo dimenticato
Nel 1948, con la nascita dello Stato di Israele, circa 900.000 ebrei furono costretti a lasciare i Paesi arabi dove avevano vissuto per secoli. Case perse, identità spezzate, comunità frantumate. La sola colpa era essere ebrei.
La comunità ebraica di Damasco, tra le più antiche del mondo, ha conosciuto persecuzioni ben prima del 1948. Nel 1840 l’“Affare di Damasco” vide accuse infondate di omicidio rituale, arresti e torture. Nei massacri del 1860, anche gli ebrei furono vittime, costretti a pagare riscatti per salvarsi. Un antisemitismo di Stato, sistemico, che precede ogni conflitto arabo-israeliano.
Quando gli ebrei ebbero un’ora per lasciare Gerusalemme
Ebrei di Damasco, saperne di più
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3. Il monte del rifiuto e l’odio spirituale
Secondo la Torah, il Monte Sinai divenne il simbolo della gelosia delle nazioni quando Dio consegnò la Torah al popolo ebraico. Tutta l’umanità, fin dai tempi di Noè, conosceva le Sette Leggi morali universali (Bnei Noach), ma prima della Rivelazione del Sinai, preferì rifiutare i 613 precetti destinati a Israele, giudicandoli troppo impegnativi.
Da quel rifiuto nacque la Sin-ah, un odio spirituale che accompagna l’ebraismo da millenni: non semplice ostilità, ma rigetto teologico del popolo eletto e del messaggio universale della Torah. Un odio che ancora oggi si traveste da ideologia, ma affonda le radici in un rifiuto antico e profondo.
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4. Un paragone che offende la memoria
Paragonare Israele alla Shoah non è solo un errore storico: è una ferita alla coscienza. Sei milioni di ebrei furono sterminati dai nazisti in un genocidio sistematico, documentato, inciso nella carne della Storia.
Oggi Israele fronteggia minacce esistenziali da parte di gruppi di terroristi islamici come Hamas, che usano civili come scudi umani. La sua risposta, per quanto tragica, è difesa della vita, non sterminio.
Israele ha subito oltre 30.000 razzi su scuole, case, ospedali. Le sue vittime non hanno nome nei titoli dei giornali. I suoi ostaggi soffrono nel silenzio. I bambini corrono nei rifugi, non sui tetti.
Anne Frank non era un terrorista. Evocarla per accusare Israele è un insulto alla sua memoria, un tradimento morale.
L’accusa di genocidio è un’arma retorica usata per negare il diritto di esistere. Nel silenzio di molti media, ci si accusa di non morire abbastanza. Ma non è giustizia. È cecità morale.
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5. L’Eurovisione e La Speranza
Nel 2024 e 2025, Israele non ha vinto l’Eurovision, ma ha toccato il cuore del pubblico europeo. Nonostante fischi, censure e boicottaggi, Eden Golan, con la sua voce limpida e la sua dignità silenziosa, ha ricevuto il sostegno di milioni.
È stato un segnale forte: l’Europa civile non ci odia. Ci ascolta, ci comprende, ci ama. Ma oggi i media la fanno tacere o forse, nella quotidianità, non ha ancora trovato il coraggio di parlare.
E questo, più di ogni classifica, dovrebbe farci riflettere.
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Custodire la rosa
Nel nostro giardino culturale dobbiamo vegliare con cura, perché la rosa della memoria, della verità e della Torah non venga soffocata dalle spine dell’odio e della menzogna.
Benedirò coloro che ti benediranno.
Bereshit, Genesi 12:3
Grazie a chi ci è vicino. Agli amici, ebrei e non, che difendono la civiltà, la scienza, la Torah ed il Dio “dell’Antico Testamento” che dal 1967 durate la guerra dei Sei Giorni, manifesta la Sua presenza ancora ed ancora, là dove l’Iron Dome da solo non basta.
Con affetto e gratitudine,
Rebecca
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Alla tavola di Shlomo, lo Tzadik Yanuka
Lettera di Shabbat con i commenti dello Tzadik Yanuka, Rav Shlomo Yehuda Beeri, sulla parashà di Reeh (Devarim/Deuteronomio). Traduzione in italiano, con orari di Shabbat per Milano e Roma.
Oggi ricordiamo Il Beltzer Rebbe : R. Aharon Rokea’h di Belz
Amici, In occasione della Hiloulà (anniversario del decesso), oggi, del nostro maestro Rabbi Aharon di Belz, con emozione vilieto di farvi scoprire, in breve, il suo percorso di vita. Chi parla del Tzaddik nel giorno della sua Hiloulà, costui pregherà per lui! Accendete una candela e dite: «Likhvod haRabbi mi-Belz, zékhouto taguèn ‘alénou» quindi pregate…
24 ore per lo Yannuka : sosteniamo Rabbi Shlomo Yehuda Beeri
Scopri chi è il potenziale Messia della nostra generazione : lo Yannuka, Rabbi Shlomo Yehuda Beeri. Una luce d’Israele prega ogni giorno per chi lo sostiene.

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