Shalom amici,
Viviamo in un’epoca in cui i social media ci spingono a desiderare ciò che non abbiamo: vite perfette, successi altrui, illusioni. Ma il comandamento di “Lo Taḥmod” ci insegna a non bramare ciò che non ci appartiene, perché da lì iniziano molte cadute.
È legato al comandamento di onora tuo padre e tua madre: chi non accetta la propria storia può arrivare a maledire i genitori o persino Dio, dimenticando che siamo anime reincarnate e che tutto ciò che abbiamo è parte di un disegno perfetto.
Il vero problema non è ciò che ci manca, ma non vivere secondo il compito per cui siamo stati creati.
Ecco qui 10 brevi ma intensi insegnamenti sul decimo dei comandamenti. E mi raccomando : riposatevi un po’ oggi, per esser pronti alla Vegliata notturna di Shavuot !
1. Il significato di Lo Tahmod
Il verbo ebraico “Taḥmod” indica un desiderio attivo, un voler ottenere qualcosa che non ci appartiene, fino a cercare modi per prenderlo. Non si tratta semplicemente di invidia o gelosia, ma di un impulso che può spingere all’azione: pressione, manipolazione, persuasione indebita. È un pensiero che può corrompere la condotta.
Secondo Rabbi Avraham Ibn Ezra, questo comandamento chiude la serie dei Dieci perché riassume e protegge tutti gli altri. Se una persona desidera ciò che non è suo, può arrivare a rubare, commettere adulterio, mentire, fino a trasgredire lo Shabbat pur di ottenere successo. Il desiderio è la radice.
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2. Dal pensiero all’azione
Nel Talmud (Sanhedrin 63b), si spiega che il peccato non nasce all’improvviso: prima si pensa, poi si desidera, infine si compie. Questo ci insegna che vigilare sui pensieri è un lavoro quotidiano e fondamentale.
È per questo che la Torah non proibisce solo gli atti, ma anche le emozioni negative che li precedono. La gelosia, la brama, il confronto costante con ciò che hanno gli altri… sono semi che possono germogliare in trasgressioni vere e proprie.
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3. Lo Taḥmod e Lo Tit’avé : desiderio e brama
Nella Parashà di Vaet’hanan, il testo menziona “non desiderare” (Taḥmod) e “non bramare” (Tit’avé). Secondo i Chachamim, Tit’avé è il desiderio interno, la tentazione, mentre Taḥmod è ciò che accade quando si agisce per ottenerlo. La Torah proibisce entrambi i livelli, perché entrambi possono portare alla rovina spirituale.
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4. Esodo e Deuteronomio: due ordini diversi

Le due versioni dei Dieci Comandamenti – belle sezioni Yitro (Esodo 20:14) e Vaet’hanan (Deuteronomio 5:18) – hanno sfumature diverse. Alcuni elementi sono invertiti: prima si parla della moglie, poi della casa in una, e viceversa nell’altra.
• In Shemot, si dice: “Non desiderare la casa del tuo prossimo, non desiderare la moglie…”
• In Devarim, l’ordine è invertito: “Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né la sua casa…”
Questa inversione non è solo stilistica. I commentatori, come il Ramban (Nachmanide), spiegano che l’ordine riflette diverse sfaccettature della tentazione:
• In Shemot, si parte da ciò che è esterno (la casa) per arrivare a ciò che è più intimo (la moglie), suggerendo un desiderio che cresce gradualmente.
• In Devarim, si inizia dalla relazione più delicata e sacra, a indicare che la gelosia nei rapporti umani è ancora più pericolosa e deve essere affrontata con maggiore urgenza.
Questa doppia prospettiva ci insegna che la Torah non ci parla solo in termini assoluti, ma educa il cuore e la mente a leggere anche le sfumature dell’anima.
Questo ci insegna che ogni parola nella Torah è misurata e significativa, e che l’ordine dei desideripuò indicare anche la loro priorità e pericolosità.
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5. Controllare i pensieri: la vera sfida
Una delle sfide più difficili della vita spirituale è non permettere che il cuore desideri ciò che non gli appartiene. Il Ramban (Nahmanide) scrive che questo si può raggiungere solo se una persona accetta nel cuore che ciò che ha è esattamente ciò che Dio gli ha destinato.
Chi è felice della sua porzione – dice il Pirkei Avot – è ricco davvero. Non desiderare ciò che è dell’altro è possibile solo con fede profonda nella provvidenza divina. Ogni cosa che ci è stata data – o non ci è stata data – ha uno scopo preciso.
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6. La pressione della società
Viviamo in una società che promuove il confronto continuo: case, viaggi, apparenze, carriere. I social network alimentano questo desiderio incessante di “essere come gli altri” – o meglio. Questo è l’opposto del messaggio di Lo Taḥmod.
Per proteggersi, è importante limitare l’esposizione, nutrirsi di contenuti sani, educare i figli alla semplicità, al rispetto, all’onestà. Una persona che ha un cuore puro, non desidera quello che ha il suo prossimo: benedice, non brama.
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7. Educazione e desiderio
L’educazione gioca un ruolo chiave. Fin da piccoli, è fondamentale insegnare ai bambini il rispetto per la proprietà altrui, la gratitudine per ciò che hanno, e la fiducia che ogni anima ha la sua missione e i suoi doni. Questo vale anche per gli adulti: formarsi, studiare Torah, rafforzare la propria identità spirituale.
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8. Insegnamenti dei Maestri
Come ci è insegnato nella Mishna (parte centrale del Talmud)
Chi è ricco? Colui che apprezza ciò che già possiede. – Pirkei Avot 4:1
I Saggi sottolineano che desiderare ciò che è altrui non solo è peccato, ma fonte di infelicità. Come un pozzo senza fondo, il desiderio non si sazia mai, e anzi corrompe anche le cose buone che già abbiamo.
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9. Strategie pratiche
• Coltivare la gratitudine quotidiana (scrivere 3 cose al giorno di cui essere grati).
• Limitare il confronto, soprattutto online.
• Ripetere a se stessi: “Ciò che ho è perfetto per la mia anima”.
• Studiare Torah per nutrire la consapevolezza interiore.
• Ricordare che la ricchezza vera è spirituale, non materiale.
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10. Desiderare solo il Bene
Lo Taḥmod non ci chiede di non desiderare affatto, ma di desiderare nel modo giusto. È buono aspirare alla crescita, alla Torah, alla bontà – ma mai a ciò che non ci appartiene. L’anima è serena solo quando riconosce che tutto viene da HaShem.
La saggezza della Torah può davvero illuminare la nostra vita e proteggerci dall’avidità, dall’invidiae da ogni forma di odio verso chi ci è vicino.
Se questo messaggio ti ha toccato, condividilo con chi ami e inizia da un piccolo gesto quotidiano per allenare il cuore a desiderare solo ciò che è buono per te.
Con affetto,
Rebecca
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