La benedizione dei Cohanim: l’abbondanza che illumina e non danneggia

Shalom amici !

Tra le parole più dolci e potenti della Torah vi è la Birkat Kohanim, la benedizione sacerdotale che Dio stesso comanda ai figli di Aharon di pronunciare sul popolo d’Israele (Bemidbar 6:24-26). Apparentemente semplice, essa nasconde in realtà un’intensa architettura spirituale.

Questa benedizione è parte integrante della liturgia quotidiana ebraica, la pronunciamo individualmente la mattina alla fine della lista delle benedizioni “semplici” ed è presente nelle preghiere pronunciate in sinagoga durante la ripetizione dell’Amidà (Shmoné Esré) la preghiera che sostituisce i sacrifici del Tempio (1 Re 8:46-50). Sebbene ognuno possa recitarla per sé, solo un Cohen ritualmente idoneo può benedire la comunità pubblicamente.

Lo Sforno – Rabbi Ovadia ben Yaakov Sforno, uno dei grandi commentatori italiani del XVI secolo – ci offre una chiave di lettura unica: la benedizione divina deve elevare senza corrompere, illuminare senza accecare, donare pace oltre l’abbondanza.

Chi può benedire?

Non è sufficiente essere ebreo, né portare il cognome Cohen: per pronunciare la Birkat Kohanim pubblicamente, è necessaria l’integrità della linea sacerdotale, inclusa l’osservanza di regole matrimoniali specifiche. Un Cohen non può sposare una donna divorziata, una convertita, una zonà (nel senso halakhico) o una chalutzah.

Il famoso acronimo che riassume le unioni vietate al Cohen è אזול״א:

א – אשה זונה (una donna ebrea promiscua o con un passato proibito halakhicamente)

ז – זונה (ribadisce la donna ebrea precedente con un’altra sfumatura di statuto)

ו – וגיורת (una convertita)

ל – לכהן גרושה (un’ebrea divorziata)

א – אשה חלוצה (un’ebrea che ha fatto il rito del ‘chalitzà, visto nel libro di Rut durante il dialogo con Boaz quando gli scopre i piedi per ricordargli la mitzvah del levirato)

Un Cohen che ha trasgredito uno di questi divieti perde l’idoneità a benedire pubblicamente il popolo.

La Birkat Kohanim

יְבָרֶכְךָ ה’ וְיִשְׁמְרֶךָ

Yevare’khe’kha HaShem VeIshmere’kha

Ti benedica il Signore e ti custodisca

יָאֵר ה’ פָּנָיו אֵלֶיךָ וִיחֻנֶּךָּ

Ya’er HaShem panav eilecha vi’chuneka

Illumini il Signore il Suo volto verso di te e ti conceda grazia

יִשָּׂא ה’ פָּנָיו אֵלֶיךָ וְיָשֵׂם לְךָ שָׁלוֹם

Yissa HaShem panav eile’kha ve’yasem lecha’kha shalom

Volga il Signore il Suo volto verso di te e ti dia pace

L’abbondanza che non danneggia

יְבָרֶכְךָ ה’ וְיִשְׁמְרֶךָ – Ti benedica il Signore

Lo Sforno commenta: che tu abbia abbondanza grazie al successo delle tue opere… Ma aggiunge subito dopo:

“Veyishmerekha e ti custodisca (Il Signore)” affinché quella benedizione non ti danneggi.

Una benedizione materiale è vera solo se è protetta, se non porta superbia, distrazione o rovina. Il dono deve essere accompagnato dalla custodia divina, affinché non diventi trappola o illusione.

L’illuminazione dell’intelletto

יָאֵר ה’ פָּנָיו אֵלֶיךָ וִיחֻנֶּךָּ

Il seguito della benedizione riguarda il secondo livello : la luce dell’intelligenza…che illumini i tuoi occhi per conoscere la verità…”

Qui la benedizione si trasforma in luce interiore: la capacità di discernere il vero, di capire il mondo con saggezza e profondità. La grazia che ne consegue – וִיחֻנֶּךָּ – è la bellezza spirituale che nasce dalla conoscenza e dalla purezza.

“וִיחֻנֶּךָּ – שתחון בעיני אלקים ואדם…”

“…che tu abbia grazia agli occhi di Dio e dell’uomo…” dettaglia lo Sforno su “Vi’khuneka”. Chi è illuminato dalla verità, emana una grazia che tocca il cuore altrui.

Lo sguardo favorevole e la pace completa

יִשָּׂא ה’ פָּנָיו אֵלֶיךָ וְיָשֵׂם לְךָ שָׁלוֹם

Il terzo e ultimo versetto è il culmine: il volto divino che si rivolge con favore e concede shalom, pace.

“יִשָּׂא… שירצה לך ולא יקצוף עליך…”

“Volga… che Egli ti gradisca e non si adiri con te…”

Questa è la relazione personale con Dio, un legame di intimità spirituale, in cui l’Eterno guarda l’uomo con amore e non con giudizio.

La pace non è solo assenza di guerra, ma pienezza dell’essere. Prosegue lo Sforno :

“וְיָשֵׂם לְךָ שָׁלוֹם – שתהיה שלם בגופך ובנפשך ובענייניך…”

“…che tu sia integro nel corpo, nell’anima e nelle tue faccende…”

Fan fact: Spock e la benedizione sacerdotale

Mi permetto un dettaglio che ha marcato intere generazioni e testimonia con tenerezza l’effetto imponente che la Birkat Kohanim ha sui bambini… Poiché in sinagoga, quando il Cohen dice la benedizione, tutti si coprono la testa (gli uomini col Talit, i bambini corrono sotto il talit del papà o sotto il foulard steso della mamma, si abbassano gli occhi, ed ancor di più la testa).

È noto nella comunità ebraica ma pochi non-ebrei lo sanno : il gesto del saluto vulcaniano di Spock in Star Trek – con la mano aperta a “V” tra l’anulare ed il dito medio – è ispirato proprio alla Birkat Kohanim !

L’attore Leonard Nimoy, ebreo ashnekazita originario di Boston, fu colpito da bambino nel vedere il Cohen sollevare le mani in quel modo durante la benedizione… Alzò lo sguardo quando non doveva farlo… E ne fece il simbolo di un popolo alieno che saluta con la pace 🖖 “Lunga Vita e prosperità” !

Ricordiamo gli insegnamenti dello Sforno

Il percorso della Birkat Kohanim, secondo lo Sforno è un cammino ascendente:

• dalla prosperità protetta,

• alla comprensione illuminata,

• fino alla pace che nasce dalla relazione divina personale.

Ogni giorno, ricevere o dare questa benedizione è ricordare che il vero bene non è solo ricevere, ma ricevere ciò che non corrompe. La luce di Dio è sapienza, la grazia è purezza, la pace è unità dell’essere.

Condividi e benedici

Ogni parola di benedizione autentica è un seme che può germogliare la guarigione, la luce, le fondamenta della costruzione.

Se questi insegnamenti ti hanno toccato, condividili con chi ha bisogno di luce e pace.

Con affetto,

Rebecca

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Una replica a “La benedizione dei Cohanim: l’abbondanza che illumina e non danneggia”

  1. […] Nazir della Parashà Nasso, la scelta è volontaria : si rinuncia a vino, impurità e rasatura per elevarsi. Shimshon invece […]

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