Educare se stessi, il dono più grande ai figli

La vera eredità non sono beni, ma virtù interiori

Shalom Amici.

Uno dei video più visti sul canale del Giardino d’Israele è : Nidda, l’amore ebraico. Noi ebrei osservanti iniziamo a riflettere su questi temi già a 12-15 anni, quando li studiamo nelle Midrashot e nelle Yeshivot, scuole religiose.

Perché non si aspetta di diventare genitori per educarsi alla genitorialità: si comincia prima, quando il cuore è ancora tenero e capace di assorbire luce. Ma c’è speranza per tutti : il maestro di tutti i maestri, Rabbi Aquiba, imparò a leggere a 40 anni

Non saremo mai “pronti al 100%” per crescere dei figli, ma possiamo lavorare su noi stessi con sincerità, per arrivare almeno all’80%. Perché i figli non sono fogli Hashem yishmor vera’hem, Che Dio Protegga (Eviti) ed abbia misericordia, su cui scarabocchiare i nostri errori, né bozze da correggere. Sono anime sante, affidateci da Dio, e meritano la nostra versione migliore. Buona lettura.

Questo articolo è basato sugli insegnamenti di Rav Shalom Arush e di Rabbi Nahman di Breslev. Riferimento al libro completo a fine articolo.

Cosa significa davvero educare?

Educare significa formare se stessi per poter donare.

L’educazione non è una tecnica, né un programma: è un dono spirituale, che si costruisce giorno dopo giorno attraverso il lavoro personale dei genitori.

Il principio è chiaro: non si può dare ciò che non si ha. Ecco perché ogni genitore deve chiedersi non “cosa posso insegnare a mio figlio?”, ma:

“Chi sono io, oggi, come essere umano, come modello, come ebreo?”

La storia del ’Hafetz ’Haïm (1838–1933)

Rabbi Israel Meir Kagan, conosciuto come il ’Hafetz ’Haïm, nacque nel 1838 a Dzyatlava (oggi Bielorussia) e morì nel 1933 a Radin. Fu un grande maestro e guida morale del suo tempo, autore dell’opera monumentale sul divieto di lashon hara, la parola maldicente. Amava ripetere che ogni azione quotidiana ha un valore eterno.

Un giorno, una giovane coppia si recò da lui per chiedere una benedizione per il loro neonato: “Che diventi un giusto!”

Il ’Hafetz ’Haïm rispose:

“Siete arrivati in ritardo. Sareste dovuti venire vent’anni fa.”

Stupiti, chiesero spiegazioni. E lui:

“Allora avrei potuto benedire voi, affinché diventaste giusti. Solo così avreste avuto qualcosa da trasmettere.”

Una testimonianza che toglie il fiato : il tempo giusto per educare un figlio è prima ancora che nasca. È il tempo in cui si affilano gli strumenti del nostro giardino interiore 🪴

I figli sono specchi

Ogni difetto che un genitore vede nel proprio figlio è, in qualche modo, uno specchio interiore. Non è il bambino a dover essere “corretto”, ma il cuore dell’adulto a dover essere riletto e purificato.

Critiche e rimproveri non trasformano l’anima. Sono solo il linguaggio del nostro fallimento spirituale.

La Torah ci indica un’altra strada: lavorare in silenzio su noi stessi, con sincerità, preghiera, modestia, e con l’umiltà di chi sa che ogni cambiamento parte da dentro.

La storia del ’Hazon Ish (1878–1953)

Rabbi Avraham Yeshaya Karelitz, noto come il ’Hazon Ish, nacque nel 1878 a Kossów (oggi Ucraina) e morì nel 1953 a Bnei Brak. Fu uno dei più grandi poskim (decisori halakhici) del XX secolo, famoso per la sua umiltà profonda e la sua dedizione assoluta alla Torah.

Un giorno, una madre gli chiese consiglio su come educare i propri figli. Il ’Hazon Ish rispose con una frase sola:

“Vuoi educare i tuoi figli? Lavora su te stessa.”

Nessuna tecnica, nessun metodo “secco”: studiare la Torah, viverla e pregare Dio quotidianamente per chiedergli di trasformare il nostro carattere. È un gran segreto : la lettura non trasforma… Ma vi è un altro gran segreto : il Cielo non può negarci la spiritualità che chiediamo ! Se chiediamo valori, se chiediamo aiuto per santificarci, il Cielo è costretto a farlo.

Lavorare in profondità, non in superficie

Il lavoro interiore vero non è appariscente. Non dà frutti immediati. Ma è il solo modo per generare una luce che resta.

Se una donna o una madre si dedica ogni giorno a una tefillà personale, se coltiva il suo pudore, la sua verità, se un padre si corregge davanti a Dio

… allora, anche senza “metodi”, le difficoltà educative cominceranno a sciogliersi da sole. Perché Dio, vedendo questo sforzo segreto, archivia l’ostacolo. Ed il giardino comincia a fiorire !

E vi confido un altro segreto : se pregate prima di avere figli, santificandovi, avrete il merito di far scendere grandi anime, belle anime, con nomi straordinari. Non crediate che sia un caso se nomi come “Giuseppe-Yossef” non siano più di moda in Europa (si, il padre di Jc, ma soprattutto il figlio di Giacobbe !) perché è un nome estremamente santo e non può esser dato a genitori, diciamo, “poco santi”.

Anime attive

Non servono diplomi o tecnicità, ma la conoscenza che passa da testi che si, vanno studiati e poi dalla preghiera quotidiana col nostro Creatore. Lui ci aiuterà.

Servono “genitori veri” ossia anime che lottano ogni giorno per diventare strumenti di luce.

Cominciamo quindi da noi, poiché con la preghiera si “circoncide il cuore” e vedremo così crescere in casa il frutto di questo silenzioso (verso gli esseri umani) coraggio. Un segreto da noi e Dio…

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Con affetto sincero,

Rebecca

Fonti

Questi articoli sono ispirati dal Capitolo 3 del Terzo Portale – The Gate of Generations (שער הדורות) della serie di Rav Shalom Arush dedicata alla coppia, al matrimonio, all’educazione… Alla casa ebraica ! Il titolo originale in inglese:

“Women’s Wisdom – The Garden of Peace for Women

Si tratta della versione femminile del celebre libro per uomini:

“The Garden of Peace – A Marital Guide for Men (גן השלום) dello stesso autore, basato sugli insegnamenti di Rabbi Nahman di Breslev.

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Alla tavola di Shlomo, lo Tzadik Yanuka

Lettera di Shabbat con i commenti dello Tzadik Yanuka, Rav Shlomo Yehuda Beeri, sulla parashà di Reeh (Devarim/Deuteronomio). Traduzione in italiano, con orari di Shabbat per Milano e Roma.

Oggi ricordiamo Il Beltzer Rebbe : R. Aharon Rokea’h di Belz

Amici, In occasione della Hiloulà (anniversario del decesso), oggi, del nostro maestro Rabbi Aharon di Belz, con emozione vilieto di farvi scoprire, in breve, il suo percorso di vita. Chi parla del Tzaddik nel giorno della sua Hiloulà, costui pregherà per lui! Accendete una candela e dite: «Likhvod haRabbi mi-Belz, zékhouto taguèn ‘alénou» quindi pregate…


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Una replica a “Educare se stessi, il dono più grande ai figli”

  1. […] lasciato dietro di sé una vedova, una figlia orfana… e un mondo che avrebbe potuto accoglierlo. A condurlo lì sono state dipendenze, ferite mai […]

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