Rabbi di Izbica e la Profondità nascosta nella Semplicità
Boker Tov, amici del Giardino. Consueto appuntamento col giovedì hassidico! 🙏🌸🧡
Oggi ci facciamo ispirare dal Rabbi Shmelke di Nikolsburg.
Un giorno uno scolaro domandò a Rabbi Shmelke come potesse adempiere al comandamento di amare il prossimo come sé stesso, quando il prossimo invece gli faceva del male. Il Rabbi rispose:
”Tu devi intendere queste parole in modo giusto e cioè ama il tuo prossimo come qualcosa che sia te stesso!”
Lo scolaro lo guardò senza capire.
”Poiché tutte le anime sono una sola, ciascuna è una scintilla dell’anima originaria ed essa è interamente in ogni scintilla, come la tua anima è in tutte le membra del tuo corpo. Può capitare che la tua mano sbagli e batta te stesso. Cosa farai allora? Prenderai un bastone e castigherai la tua mano perché ha mancato di intelligenza, accrescendo così il tuo dolore?”
Lo scolaro lo guardava stupito.
”Così accade per il tuo prossimo. Egli condivide l’anima con te e se per mancanza di intelligenza ti fa del male, se tu glielo rendi non fai altro che far del male a te stesso.”
Lo scolaro allora chiese:
– ”Quando però vedo un uomo che è malvagio davanti a D’-o, come posso amarlo?”
”Non sai” – rispose Rabbi Shmelke – ”che l’anima originaria è della natura di D’-o e ogni anima è una Sua parte? E quando vedi che una delle sue sante scintille è rimasta imprigionata e sta per spegnersi, non proverai pietà per essa?”
Ecco! Accanto alla bellezza è la gentilezza che salverà il mondo, perché essere gentili significa riconoscere nell’altro la propria stessa origine e assieme a questa la nostra comune origine nella natura di D’-o.
La gentilezza ravviva le scintille che stanno per spegnersi. Compito non sempre facile, spesso arduo, ma volete mettere la soddisfazione di aver riacceso un’anima al suo primitivo splendore?
Se questo insegnamento ti ha toccato, condividilo con i tuoi amici e diffondiamo insieme la luce della gentilezza e dell’amore!
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