Il Derekh Hashem di Rabbi Moshe Ḥayyim Luzzatto presenta una visione gerarchica e metafisica dell’umanità, radicata nella rivelazione della Torah. Uno dei temi centrali è il rapporto tra Israele e le Nazioni, e il significato profondo della loro distinzione.
La chiusura della “porta delle radici”
In origine, l’intera umanità aveva accesso diretto alla santità. Ma con la degenerazione spirituale successiva al peccato di Adamo e alla generazione del Diluvio, Dio decise di chiudere la cosiddetta “porta delle radici”. A quel punto, l’umanità si divise: da un lato le settanta nazioni, nate da radici spirituali ormai degradate; dall’altro Israele, derivato dalla linea pura e illuminata di Avraham.
Da allora, solo chi proviene da Israele ha accesso diretto alla Shefa‘ divina, ma il Creatore lasciò aperta una via per il singolo. Ogni persona, qualunque sia la sua origine, può ancora recidere la radice di nascita e unirsi ad Avraham tramite una conversione pienamente autentica. Questo è il significato del titolo “padre dei convertiti” attribuito ad Avraham.
Come scritto in Genesi 12:3:
«In te saranno benedette tutte le famiglie della terra.»
Ogni nazione può accedere alla benedizione, ma solo integrandosi nell’ordine della santità trasmesso ad Avraham.
Il giudizio sospeso e il rifiuto della Torah
Il giudizio delle nazioni, iniziato ai tempi della Torre di Babele, fu sospeso fino al momento della rivelazione del Sinai. Dio offrì la Torah a tutte le nazioni : se l’avessero accettata, sarebbero salite allo stesso livello di Israele. Ma la rifiutarono (Ishmael non vide come poter commerciare rispettando la Torah, Essaw non vide come fosse possibile vivere senza fare guerre ecc.) e in quel momento la loro condizione spirituale fu fissata.
Nonostante ciò, ogni individuo, in ogni epoca, può ancora elevarsi spiritualmente tramite una sincera conversione (nel rispetto della tradizione, oggi chiamata “conversione ortodossa” l’unica riconosciuta in Israele ; i convertiti possono ottenere la cittadinanza israeliana senza avere nonni ebrei)
Le nazioni, come entità collettive, non furono create per essere annientate. Esse hanno uno spazio nel mondo, anche se limitato, in funzione del peccato originale. La loro forma umana giustifica la ricezione di un’anima e delle Sette Leggi Noachiche (Genesi 9), tramite cui possono ottenere merito e benedizione, nella misura loro destinata.
Israele, centro della Provvidenza
Il mondo è governato secondo due meccanismi fondamentali :
- Hashgahah, la provvidenza individuale
- Shefa‘, il flusso spirituale d’abbondanza che emana da Dio verso il creato
Israele è il centro di questo sistema e le nazioni gravitano attorno ad esso, secondo proporzione e distanza. La distinzione tra Israele e le nazioni non è soltanto giuridica o rituale, bensì ontologica. È parte della struttura cosmica dell’universo.
Nel mondo a venire (Paradiso-futuro) i giusti delle nazioni avranno accesso rispettando i 7 precetti di Noè tra esse, i ḥasidei ummot ha-‘olam, potranno partecipare, ma sempre come ramificazioni di Israele.
Le nazioni e la direzione divina
Dio assegnò a ogni nazione un angelo ministro, una guida spirituale responsabile del suo destino. Tuttavia, la vigilanza provvidenziale diretta e dettagliata è riservata esclusivamente a Israele.
Come afferma il profeta Amos (3:2):
« Solo voi ho conosciuto fra tutte le famiglie della terra. »
Questo non implica ignoranza divina verso gli altri popoli, ma piuttosto una scelta intenzionale di non dirigere le loro vicende se non in rapporto a Israele.
Le azioni delle nazioni non hanno effetto diretto sulla rivelazione divina. Possono influenzare la forza del loro angelo ministro, ma non alterano la luce spirituale del mondo. Le azioni di Israele, invece, influenzano l’intero equilibrio cosmico: quando agisce secondo la Torah, la luce si espande; quando cade, essa si ritira.
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A presto,
Rebecca
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