Sansone, Giudice consacrato: 7 sfide dell’identità imposta

Shalom amici !

Nella Haftara di questa settimana troviamo Sansone, Shimshon, il giudice nazireo nasce in un’epoca di oppressione filistea ; è consacrato fin dalla nascita come Nazir, destinato ad essere giudice e liberatore del popolo d’Israele. La sua vita è segnata dalla tensione tra una forza sacra straordinaria e una profonda fragilità umana, culminata nel dramma dell’accecamento, simbolo potente della sfida della sua identità e del destino del popolo.

Allora ecco la storia di Shimshon in 7 punti ; insegnamenti del Ben Ish ‘Hai e del Malbim. Buona lettura.

1. Identità imposta, chiamata sacra : il destino di un Nazir dalla nascita

“כִּי הִנָּךְ הָרָה וְיֹלַדְתְּ בֵּן וּמוֹרָה לֹא-יַעֲלֶה עַל-רֹאשׁוֹ, כִּי נְזִיר אֱלֹהִים יִהְיֶה הַנַּעַר מִן-הַבָּטֶן; וְהוּא יָחֵל לְהוֹשִׁיעַ אֶת-יִשְׂרָאֵל מִיַּד פְּלִשְׁתִּים”

Perché, ecco, tu concepirai e partorirai un figlio ; un rasoio non passerà sul suo capo, poiché il fanciullo sarà un Nazir di Dio fin dal ventre ; egli comincerà a salvare Israele dalla mano dei Filistei.
– Shoftim, Giudici 13:5

Il Malbim (1809-1879) osserva che l’espressione “הִנָּךְ הָרָה” è al presente: il concepimento è già avvenuto. La sua santità non nasce da una decisione personale, ma da una chiamata imposta. Shimshon è Nazir dalla nascita, come chi nasce con un’identità ebraica senza averla ancora interiorizzata.

2. Nazireo ed identità : la libertà del destino

Nel Nazir della Parashà Nasso, la scelta è volontaria : si rinuncia a vino, impurità e rasatura per elevarsi. Shimshon invece nasce Nazir ed il suo voto non è frutto di discernimento, ma di una vocazione dall’alto.

Il Ramḥal, Rabbi Moshe ‘Haïm Luzzatto, nel suo Ma’amar HaGeulàDiscorso sulla Redenzione (1730, Padova) ci mette in guardia: un’identità non interiorizzata può diventare pericolosa. Si può nascere ebrei, portare un nome, ma dimenticarne il contenuto.

Un ebreo che dimentica chi è, sarà ricordato dal mondo, ma nel modo più doloroso.

Rabbi Jonathan Sacks z”l

(Londra 1948-2020, Rabbino Capo del Commonwealth 1991-2013)

3. La madre di Sansone : una donna senza nome, ma con visione

Come Sarah o ‘Hana, la madre di Sansone è sterile e riceve una rivelazione angelica (doveva esser una donna estremamente santa per non morir bruciata alla visione di un angelo, nb). Ma a differenza delle altre, non ha nome. La Torah vuole forse suggerire che le madri d’Israele non sono sempre riconosciute, ma sono quelle che trasmettono la santità anche nel silenzio.

Il Midrash la collega a donne che trasformano la sofferenza in alleanza : la sua fedeltà alle regole del nazireato è ciò che permette la nascita del redentore.

4. Condotta ed Azione, Mishpat e Maassé eroica

“עַתָּה יָבֹא דְבָרֶיךָ, מַה-יְּהִי מִשְׁפַּט הַנַּעַר, וּמַעֲשֵׂהוּ”

“Quando si avvereranno le tue parole, quale sarà la condotta del ragazzo e le sue azioni ?”

– Shoftim 13:12

Il Malbim distingue tra mishpat (la via morale) e maasséhu (le gesta straordinarie). È il doppio binario della vita ebraica : Torah e azione, interiorità e impatto storico. Shimshon è chiamato da entrambi, ma il suo conflitto mostra quanto sia difficile tenere insieme vocazione e disciplina.

5. Forza e fragilità: il corpo e l’anima di Sansone

Shimshon è la contraddizione vivente: forza sovrumana, debolezza morale. Il Zohar (III, 127a) insegna che i capelli del Nazir sono canali di luce, veicoli della Neshamà verso l’alto. Finché i suoi capelli restano intatti, anche il suo legame col divino resta vivo.

[oggi non possiamo più essere Nazirei perché il Tempio non è ricostruito… Quindi se prendiamo su noi questo giuramento, non potremo mai più tagliarci i capelli, ad esempio.]

Ma nel momento in cui si lascia sedurre da Delila e le rivela il segreto, il legame si spezza.

Il Signore si ritirò da lui.

Shoftim, Giudici 16:20

Il Ben Ish Ḥai nota che la forza di Shimshon era un prestito divino: perdendo la missione, perde anche il dono. È la tragedia di chi confonde dono con diritto.

6. Tradito e accecato: quando la seduzione inganna l’amore

Poi Sansone scese a Timna e vide lì una giovane donna.

Shoftim, Giudici 14:5

Il Malbim nota che il leone ruggisce solo verso di lui, anche se è coi genitori. È un segno: il destino di Shimshon è solitario, come quello di ogni anima incaricata di una missione unica.

Delila, come il serpente nel Gan Eden, seduce per svuotare. Il Talmud Sotah 9b spiega che Delila richiama “dilul” — indebolimento : è colei che lo spoglia della forza interiore.

7. Morte e redenzione: il sacrificio finale

Accecato, prigioniero, alza il volto al Cielo e grida ad Hashem di non dimenticarlo e di ottennere giustizia per i suoi occhi

Uccise più filistei con la sua morte che durante tutta la sua vita
– Shoftim, Giudici 16:30

Il Malbim legge in questo gesto un atto di teshuvà assoluta. Shimshon si rialza nel momento più oscuro, abbraccia il proprio fallimento e lo trasforma in redenzione collettiva.

Il Midrash Shoftim Rabbà lo conferma : anche chi ha fallito può illuminare il mondo con una scintilla finale di verità. Ricordate di quando abbiamo parlato della coppa della Redenzione, sollevata proprio da Re Davide e non dai Patriarchi ? (Talmud Pessachim 119b)

Una lezione per oggi: l’identità va scelta ogni giorno

Essere Nazir, essere ebreo, essere madre, padre o rabbino — non basta portare un nome. Shimshon ha ricevuto tutto, ma ha imparato, nel dolore, a dare. La sua vita ci insegna che l’identità spirituale non si eredita: si coltiva, si sceglie ogni giorno. E se cadi ? Non è finita.

Il giusto cade sette volte, poi si rialza.
– Proverbi, Mishlè 24:16

Come Shimshon, possiamo ritrovare forza anche nella rovina, e trasformare la frattura in sacrificio e/o elevazione per la redenzione.

Sperando che questi insegnamenti vi abbiano ispirato, non esitate a condividere l’articolo augurando Shabbat Shalom uMevorakh !

Un caro saluto,
Rebecca

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