Vibrare oltre le maschere del mondo

Costruire, non reagire: la sovranità dell’anima

Shalom amici del Giardino.

In un’epoca dove spesso siamo chiamati a indossare maschere per essere accettati, emerge con forza la necessità di ritrovare la nostra vera essenza. “Vibrare oltre le maschere del mondo” significa riscoprire la sovranità dell’anima, quella forza interiore che ci permette di costruire, anziché reagire impulsivamente.

Attraverso le parole antiche della Mishna Avot e la luce spirituale di Gerusalemme, ci immergeremo in un percorso di gratitudinepazienza e autentica crescita interiore. Buona lettura.


C’è una frase che circola spesso tra i giovani:

Mi prendono in giro perché sono diverso. Io li prendo in giro perché sono tutti uguali.”

Parole attribuite a Kurt Cobain, icona del rock e dell’inquietudine contemporanea. Ma anche emblema tragico di una generazione confusa, a volte brillante, spesso perduta.

Maschere che si assomigliano, anime che si nascondono

Questa frase colpisce per la sua apparente ribellione. Eppure… è anche la voce di qualcuno di fragile. Qualcuno forse centrato su sé stesso, forse ferito.

È vero, il mondo può essere duro : ma perché emulare in modo becero comportamento sbagliati ?

Non esistono due esseri umani identici – nemmeno tra i gemelli omozigoti.

Le uniche cose che davvero si somigliano… sono le maschere. Quelle sì, troppo numerose.

E per andare oltre le maschere, serve forza. Serve tempo, pazienza… E soprattutto: gratitudine.

Un buon occhio proviene da un buon cuore. Ayin tova ba’a milev tov.

Talmud, Mishna Avot 2:9

La tragedia di chi non ha saputo rispondere

Piuttosto che giudicare o deridere gli altri, possiamo scegliere di prenderci cura di ciò che abbiamo. Di costruire, anziché reagire.

Kurt Cobain si è tolto la vita a 27 anni.

Ha lasciato dietro di sé una vedova, una figlia orfana… e un mondo che avrebbe potuto accoglierlo. A condurlo lì sono state dipendenze, ferite mai curate, cerchie “atipiche” ma non sempre benigne.

Gli sarebbe bastato forse rispondere. Rispondere con le giuste priorità, a chi gli voleva bene.

La brillantezza della sua musica non basta a giustificare l’abisso. Non basta a fare di lui un modello.

Maestri da cercare, maestri da riscoprire

Cerchiamo modelli spirituali più saldi. Non perfetti, ma consapevoli del proprio compito.

Come i maestri della Mishnà Avot, dove si esorta a:

Fai della tua volontà quella di Dio, affinché Egli faccia della Sua la tua.

Avot 2:4

E il commento del  Bartenura e/o Bertinoro, il cui spirito ancora aleggia tra le pietre antiche della sinagoga di Gerusalemme, nella foto del nostro Giardino – sinagoga poi ripresa dal Santo Ari, e più tardi anche dal Rav Haim Ben Attar – ci ricorda che questo significa disciplina dell’anima, dominio delle proprie inclinazioni.

La sovranità più alta, come scriveva il Rabbi Israel Salanter, è quella dell’anima su se stessa.

Nasso: la benedizione di chi si rialza

Nella Parashà di Nasso, leggiamo della benedizione sacerdotale – Birkat Kohanim – con cui Dio promette protezione, grazia e pace.

Ma quella pace inizia dentro. Inizia da un cuore che non si arrende al cinismo. Che non imita le maschere del mondo. Che sceglie, nonostante tutto, di costruire.

E no cari amici, non è una cinquantenne a scriverlo… Ma una over 35 che ha scelto di costruire con gli altri. Hashem Farà il resto.

Hag Samea’h e buona settimana

Rebecca

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Alla tavola di Shlomo, lo Tzadik Yanuka

Lettera di Shabbat con i commenti dello Tzadik Yanuka, Rav Shlomo Yehuda Beeri, sulla parashà di Reeh (Devarim/Deuteronomio). Traduzione in italiano, con orari di Shabbat per Milano e Roma.

Oggi ricordiamo Il Beltzer Rebbe : R. Aharon Rokea’h di Belz

Amici, In occasione della Hiloulà (anniversario del decesso), oggi, del nostro maestro Rabbi Aharon di Belz, con emozione vilieto di farvi scoprire, in breve, il suo percorso di vita. Chi parla del Tzaddik nel giorno della sua Hiloulà, costui pregherà per lui! Accendete una candela e dite: «Likhvod haRabbi mi-Belz, zékhouto taguèn ‘alénou» quindi pregate…


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