Ogni settimana ci accompagna una Haftarà, scelta con cura dai Maestri per rispecchiare il cuore della parashà. Quando leggiamo Bamidbar, la Haftarà è tratta dal profeta Hoshea (2:1–22), un testo intriso di amore, tensione e restaurazione tra Dio e Israele.
“L’umiltà regna dove la luce divina risplende più forte.”
— Ben Ish Hai
In questa Haftarà, Dio parla al popolo come un marito tradito ma ancora profondamente innamorato. Israele, rappresentata come una sposa infedele, ha inseguito altri dèi, ma Dio promette di riconquistarla con parole dolci, di riportarla nel deserto, dove il cuore può ascoltare senza distrazioni:
Perciò, ecco, io l’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. (Hoshea 2:16)
Il deserto : spazio dell’umiltà e della luce divina
È nel “deserto” — bamidbar — che l’anima ritrova se stessa. Il deserto è luogo di solitudine e silenzio, simbolo perfetto dell’umiltà. Non offre appoggi, né maschere. Qui, l’ego si dissolve e può risplendere la luce della Shekhina. Questo spazio spirituale coincide pienamente con il tema del 45° giorno dell’Omer : Hod shebeMalchut, “l’umiltà nella sovranità”.
Il Ben Ish Hai ci ricorda che l’umiltà non è assenza di forza, ma il canale attraverso cui la vera luce divina può manifestarsi. È proprio nel momento in cui Israele è più vulnerabile e nuda — priva delle sue illusioni — che Dio Promette :
Ti fidanzerò a Me per sempre… con giustizia, diritto, benevolenza e compassione. (Hoshea 2:21)
Questa è Malchut, la sefirah che rappresenta la regalità, la sovranità. Ma non è un regno che impone : è uno spazio che riceve. E Hod, lo splendore umile, ci insegna che ricevere con umiltà è un atto regale.
Aliyah del Quarto Giorno (Bamidbar 2:1–34)
Nel quarto giorno della lettura settimanale, la Torah descrive l’organizzazione delle tribù attorno al Mishkan, Tabernacolo. Ogni tribù ha il suo posto : Giuda a est, Ruben a sud, Efraim a ovest, Dan a nord…
Questo schema ci mostra un altro aspetto di Hod shebeMalchut: la sovranità condivisa e ordinata. Nessuno è al centro, tranne la Presenza Divina. Ogni tribù ha un ruolo, un compito, una posizione. Tutti ruotano attorno al cuore : il Mishkan, la dimora di Dio.
Eppure, non c’è rivalità tra le tribù : ognuna regna nel proprio posto attraverso l’umiltà del riconoscere l’altro. Come nella Haftarà, anche qui il messaggio è chiaro: è nell’ordine, nell’armonia e nell’umiltà che Dio regna in mezzo al Suo popolo.
Un Invito Spirituale
Nel 45° giorno dell’Omer, siamo invitati a riconoscere che il vero potere nasce dalla resa. Hod shebeMalchut ci chiama a governare noi stessi con spirito umile, lasciando spazio alla luce divina di risplendere attraverso di noi — non dominando, ma servendo.
Siamo tutti parte di un campo ordinato attorno al Mishkan : non c’è bisogno di primeggiare, ma solo di occupare con dignità il proprio posto, con timore e amore per l’Altissimo.
Due sguardi complementari
La Haftarà di Bamidbar e la Aliyah del quarto giorno ci offrono due lenti complementari : una emotiva, l’altra strutturale. Entrambe ci parlano di ritorno, ordine e umiltà come vie di sovranità vera. Come insegnava il Ben Ish Hai, dove c’è umiltà, lì la luce divina può regnare sovrana.
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