In un’epoca in cui le identità si fanno fluide e i legami spirituali si intrecciano con genealogie frammentarie, la domanda « Chi è ebreo ? » torna con forza, spesso accompagnata da un retrogusto culturale o emotivo. Alcuni si sentono ebrei perché cresciuti con un nonno praticante, altri per una forte attrazione verso Israele o la Torah. Ma cosa dice davvero la Halakhah, il diritto ebraico, su questa appartenenza ?
Nonno ebraico ≠ ebreo : lo status secondo la Torah e i Maestri
Secondo la Torah, ebreo è chi è figlio di madre ebrea o chi si è convertito secondo la Halakhah. Il Talmud (Kiddushin 68b) stabilisce senza ambiguità che lo status ebraico si trasmette per via materna, non paterna, e che non basta una discendenza parziale per conferire l’identità giuridica di ebreo (altrimenti tutta l’umanità sarebbe ebraica, nb).
Anche se l’ebreo paterno è riconosciuto come parente biologico, non è considerato yehudì (halakhicamente) se la madre non è ebrea. A maggior ragione, avere un nonno ebreo non determina alcuno status giuridico. È questa la grande differenza tra simpatia culturale e appartenenza legale : la prima può creare affinità sincere, ma non produce alcun vincolo halakhico.
“Sentirsi ebreo” : anime in cammino o confusione identitaria ?
Nel mondo del dialogo interreligioso e nei circoli messianici, si parla talvolta di “anima ebraica”, suggerendo che alcuni, pur non essendo ebrei secondo la Halakhah, avrebbero un legame spirituale con Israele. Tuttavia, la Torah non riconosce un’identità basata solo sul sentimento. L’anima può certo essere attratta dalla luce della Torah, ma non diventa ebraica senza una conversione completa.
Sentirsi chiamati è un passo nobile, ma va accolto con umiltà e disciplina. Solo un cammino autentico di teshuvah (ritorno) e conversione, con piena accettazione del giogo della Torah, può rendere tale percezione realtà. In caso contrario, si rischia di confondere emozione con identità, e desiderio con verità.
L’importanza della Teshuvah e la via della conversione
Il Rambam (Maimonide) dedica l’intero trattato Hilchot Teshuvah alla forza del ritorno. Ogni anima può avvicinarsi a Dio, ma solo attraverso un processo reale, che includa consapevolezza, decisione e cambiamento. Per chi non è ebreo, questo ritorno può manifestarsi anche nella conversione secondo la Halakhah, che richiede studio, immersione rituale (tevillah), circoncisione per gli uomini e l’accettazione esplicita delle mitzvot.
Il convertito sincero, detto ger tzedek, è pienamente ebreo. Il Shulchan Aruch (Yoreh Deah 268-269) ne regola con precisione ogni aspetto. Non esistono scorciatoie sentimentali né shortcut carismatici : conversione, teshuvah, ebraicità materna, Halakhah : sono queste le chiavi autentiche.
Esempi di commandamenti biblici sull’amare il convertito sincero
« Ama il ger » Deut. 10,19
« Non opprimere il ger » Es. 22,20 ; Lev. 19,33
« Giudicherai il ger con giustizia » Lev. 24,22
« Il ger non mangerà sangue » Lev. 17,10
« Pesi e misure equi per ger e israelita » Deut. 25,13-16
« Il ger partecipa al korban Pèsa‘h…» Es. 12,48
« Non fare differenze legali tra ger e israelita » Num. 15,15
In conclusione, l’identità ebraica è una realtà giuridica e spirituale, non un’impressione soggettiva. Le anime sincere sono benvenute nel Giardino della Torah, ma con verità, disciplina e amore per il reale.
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