Nel calendario ebraico, il mese di Av è conosciuto anche con il nome completo di Ménaḥem Av, ossia « Av che consola ». Ma cosa significa veramente questa espressione ? Perché mai un mese segnato dalla distruzione del Bet HaMikdash, dal lutto e dalla sofferenza, viene chiamato con un nome che evoca consolazione ?
Un Padre che consola anche nella colpa
L’Admur di Ugav, citando il Kedushat Levi (testo del Rabbi Levi Yitzḥak di Berditchev), offre una spiegazione toccante. Dopo la colpa del vitello d’oro, Mosè pregò e supplicò Dio : “Perdona, ti prego, la colpa di questo popolo.”
La risposta divina, riportata nel Talmud e nei Midrashim, sembra sorprendente :
Nel giorno in cui mi ricorderò, prenderò conto di questa colpa.
A prima vista, questa affermazione sembra contraddire l’immagine di un Dio misericordioso. Come può il Ribono shel Olam, il Sovrano del mondo, ricordarsi della colpa per punire ? Non diciamo forse ogni giorno che Egli è misericordioso e lento all’ira ? Non insegna forse il Tomer Devorah (Palma di Deborah, del Ramak, Rabbi Moshe Cordovero) che Dio è un Re umiliato, che sopporta le offese e si lascia oltraggiare, come fece tacendo davanti alla profanazione del Tempio da parte di Tito ?
Il Kedushat Levi ne capovolge il senso
Rabbi Levi Yitzḥak ribalta l’interpretazione abituale di quel versetto. Non si tratta di un Dio che serba rancore, al contrario, si tratta di un Padre che, nei momenti di difficoltà, ricorda le colpe passate non per punire, ma per scusare.
Come un educatore che tiene conto del passato di un allievo per comprenderne le fragilità, così Dio « si ricorda » della nostra prima grande caduta (il vitello d’oro) perché sa che siamo fragili e inclini a sbagliare. E questa memoria gli serve non per giudicare, ma per essere più indulgente.
L’esempio è chiaro : un uomo cresciuto in un ambiente rozzo non sarà rimproverato per mancanza di buone maniere. Ma se una persona, educata al rispetto e al decoro, agisce in modo indegno, la sua colpa è più grave. Tuttavia, Dio applica il criterio opposto: ricorda la nostra origine per giustificarci, per dirci che nonostante tutto, continuiamo ad essere Suoi figli.
Av il Padre ed il Mese che consola anche nelle rovine
Così, anche nel mese di Av — il mese in cui ricordiamo le tragedie del popolo ebraico, la distruzione dei Templi, l’esilio, Dio si presenta come Ménaḥem, colui che consola.
La vera consolazione non è la cancellazione del dolore, ma la consapevolezza di non essere soli, nemmeno quando tutto crolla.
Il ritorno a Sione con misericordia
Con l’aiuto divino, possiamo pregare affinché Dio realizzi pienamente il Suo Nome di Ménaḥem Av, consolando il Suo popolo e facendoci assistere presto al ritorno di HaShem a Tsion, nella misericordia.
Un caro saluto, Rebecca
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