L’incredulitá dell’oste

Il proprietario di una mescita a Berditschev era avverso alla via hassidica, ascoltava però volentieri i Hassidim quando parlavano tra loro, raccontandosi le gesta dei loro zaddikim. Un giorno udì parlare della preghiera di Rabbi Levi Isacco. I bravi hassidim raccontavano che quando egli durante Shabbat cominciava a cantare il “Santo, Santo, Santo” , nel cui coro le schiere Celesti si uniscono a quelle terrestri, gli angeli scendevano a stormi per ascoltarlo.

– ” Credete proprio che sia così”, chiese allora l’oste.  – ” Sì, è così!” gli fu risposto. – ” E dove si dirigono gli Angeli”, chiese ancora, – ” Continuano ad armeggiare nell’aria?”. – “No”- gli risposero- ” volano giù e circondano il Rabbi”- . – ” E voi intanto, dove andate?”- . -” Quando Rabbi prende a cantare con impeto e con impeto danza attraverso tutta la casa , noi non riusciamo più  a rimanerci.”- . – “Bene! Voglio vedere  la cosa da vicino, perché a me non mi si smuove!”- concluse l’oste .

Alla festa della luna nuova , quando il Rabbi incominciò  a infiammarsi, l’oste si mise dietro a lui, vicinissimo. Nel suo grande fervore il Rabbi si girò  verso di  lui,  lo prese per le falde dell’abito e scuotendolo lo trascinò da un capo all’altro della casa. L’oste non sapeva cosa gli stesse capitando perché quasi gli mancavano i sensi. Le orecchie gli rimbombavano con un fremito immenso. Con un ultimo sforzo si strappò dalle mani dello zaddik e fuggì.                                                         Da allora anch’egli credette che erano in gioco altre forze che non le sole terrestri.

In questi strani giorni, di realtà orwelliana e surreale, abbiamo visto all’opera il potere dell’incredulità. Come l’oste, migliaia di giovani e meno giovani, con un comportamento sconsiderato, non hanno creduto al potere di qualcosa che non vedevano e in questo modo hanno contribuito a diffonderne gli effetti nefasti. Gli uomini hanno bisogno di scontrarsi con l’evidenza per poter percepire ciò che i loro occhi non vedono. È la civiltà dell’immagine, del senso visivo, che non concede spazio ad altro per potersi affidare e fidare. Eppure quanto sta accadendo mostra che è proprio l’invisibile a minacciarci e forse proprio per questo siamo così destabilizzati nel nostro isolamento e nella ritrosia alla quarantena.

In campo però non c’è solo un agente patogeno, bensì altre forze che altrettanto non vediamo ma che dobbiamo imparare a percepire con altri sensi anche oltre i cinque che siamo abituati a conoscere. È con la fiducia che in campo ci siano forze altre rispetto a quelle meramente terrestri, che dobbiamo spalancare le coscienze a nuove forme di percezione che ci faranno evolvere come specie. Avevamo, infatti, perso il senno, abbarbicati come eravamo su schermi che ci avevano isolato ben prima che giungesse una quarantena imposta dall’alto. Se sapremo ritrovare i sensi più reconditi in tutto ciò che sta accadendo, andando oltre i nostri egoismi, ritrovando l’altro in un contatto nuovo, e tutto ciò che che nella relazione con l’Alterità è sotteso, riusciremo a evolvere e a salvarci.

2 pensieri riguardo “L’incredulitá dell’oste

  1. Grazie Maria Teresa! Hai, a mio parere, perfettamente interpretato il significato di Covid19! Pur nella disgrazia (perché quella i nostri occhi vedono) dobbiamo percepirne il valore: anche qualcosa di brutto può riportarci sulla giusta via. Che D.O ti benedica 💞

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