Perle Hassidiche: Uscire dal tuo Paese… In Quarantena

Rabbi Sussja di Hanipol, conosciuto come il folle di D’-o, insegnava, commentando la Genesi, che allorché il Signore disse ad Abramo di lasciare il suo paese, il luogo della sua nascita,la casa di suo padre per recarsi nel luogo che Egli gli avrebbe mostrato, non stava ripetendo, con forza, sempre il medesimo concetto. Sussja infatti commentava quel passo affermando che D’-o dice all’uomo :

” Prima di tutto esci dal tuo Paese, cioè dal torbido che ti sei procurato tu stesso. Poi dal luogo della tua nascita, dal torbido procurato da tua madre. Infine dalla casa di tuo padre, dal torbido che ti ha procurato tuo padre. Solo allora sarai capace di andare nel paese che ti mostrerò.”.

Viaggiare, in questi giorni dal risvolto cupo, ci ha mostrato tutti i rischi che porta con sé lo spostamento anche di un singolo individuo. Siamo vettori di malattie apocalittiche, potremmo essere portati a pensare. È davvero, però, solo questo che ci ha insegnato la vicenda di un microscopico virus in grado di mettere in ginocchio il paese più popoloso al mondo, dando corpo ai nostri incubi più archetipici? O piuttosto non dovremmo iniziare a interrogarci sul torbido che, inevitabilmente, ci accompagna in ogni nostro mutar di luogo? Le nostre reticenze, i nostri inespressi, persino ciò che è inconscio e che ci deriva dalle nostre storie personali, hanno delle ricadute su tutto ciò con cui veniamo in contatto, benché questo all’apparenza delle cose sfugga.

Non basta solo disinfettare le nostre estremità che offriamo al mondo nelle nostre relazioni quotidiane per evitare il contagio di un morbo invisibile e temuto. È emendarci dai nostri torbidi, da ciò che non riusciamo forse neppure a percepire come fardelli che rendono duro il nostro cuore, che ci salverà dal nostro migrare invano per il mondo o dalla quarantena in noi stessi. E che ci restituirà il senso più profondo del posto nuovo che D’-o ha pensato per noi. Solo così potremo lasciare il nostro Paese e non creare danno ad alcuno, ma essere in grado di andare dall’altra parte di noi stessi, a costruire un nuovo orizzonte.

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