Il Quinto e il Sesto giorno della Creazione, dai pesci all’Uomo.

Avevamo lasciato la creazione al quarto giorno, quando D-o aveva creato le due grandi luminarie del Cielo, il Sole e la Luna. E fu sera e fu mattina giunse il quinto giorno e D-o decise di popolare la Terra. Così mischiò l’acqua alla terra e ordinò ai pesci di essere una moltitudine. Nei Salmi di Re David, al 104, si rende grazie per la grandezza delle opere compiute dal Creatore, e si ribadisce che ” tutte sono fatte con saggezza”. Nel quinto giorno, infatti, viene creato anche il Leviatano, creatura leggendaria, protagonista di una storia e una profezia entrambe tristi.

Pesce dalle dimensioni gigantesche, che vive sott’acqua toccando con la pancia le profondità degli abissi, anche il Leviatano, come tutte le creature, è creato in coppia. La femmina però muore quasi subito, lasciando il maschio addormentato che giace sui fondali abissali, in attesa della fine dell’epoca messianica, quando un forte terremoto lo risveglierà e lo riporterà in superficie. La profezia vuole che gli uomini lo uccideranno e con le sue carni faranno banchetti, mentre la sua pelle, per la sua elasticità, verrà usata per costruire una Sukkà, una capanna. Perché anche il Cielo non abbia a soffrire per la mancanza di creature, D-o decide di popolarlo di creature meravigliose e variopinte, gli uccelli. Decide però che pesci e uccelli non siano creati il medesimo giorno dell’uomo, perché questi possa cibarsene e perché sia chiaro che l’uomo è superiore alle altre specie. Non solo agli animali l’uomo è superiore però, perché egli lo è anche agli Angeli. Per compiere una simile affermazione basta una semplice riflessione sullo Shema Israel. Infatti, quando lo si recita, mentre agli uomini bastano due attributi prima di pronunciare il nome di D-o, agli Angeli è fatto obbligo recitarne tre, secondo le tradizioni della mistica.

Il Sesto giorno, dunque, appaiono gli altri animali e infine l’uomo. Sia gli uni che l’altro vengono definiti Nefesh Haya, anime viventi. Il Rav Haim Ben Attar, conoscouto come l’Or Hahaim, uno tra i più eminenti rabbini del Marocco del XVIII secolo, usa l’allegoria della Challa, per spiegare la differenza tra l’Uomo e gli altri animali creati il sesto giorno. Se entrambi derivano dalla terra, l’uomo però è stato lavorato meglio, appunto come la challa di Shabbat, la cui farina viene setacciata prima di esser lavorata. L’uomo è come la challa anche perché lui rappresenta il prelievo per la santificazione della Terra.

Prima di creare l’uomo D-o consulta gli Angeli, affermando di volerlo fare “a nostra immagine”. Proprio questo uso del plurale ha creato non pochi problemi interpretativi. Quando Tolomeo sequestrò i 70 Saggi d’Israele, costringendoli a tradurre la Torah in greco, pena lo sterminio delle loro comunità se anche una sola parola fosse stata diversa tra le 70 versione, fu proprio quel plurale a creare non pochi problemi. I saggi volevano evitare che il plurale tirasse in causa il politeismo a cui i Greci erano storicamente e antropologicamente avvezzi. Il Midrash insegna che, creando l’Uomo, e usando il plurale per raccontarlo, D-o si è comportato come un Re che consulta i sui ministri, nonostante egli abbia già preso la sua decisione. Moshe stesso, mentre scriveva la Torah per via profetica, si pose la medesima domanda, su come mai D-o avesse scelto un plurale che metteva in condizione l’uomo di cadere nell’errore interpretativo del politeismo. E D-o risponse a Moshe che Egli aveva inteso dare una lezione di nobiltà all’uomo, che poteva scegliere se essere immagine della Terra o Betzlehem Elochim. Una scelta che ancora oggi tocca a ciascuno di noi compiere.

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