Derekh HaShem La Via di D’O: Fondamentali IV. La Responsabilità dell’Umanità 1/2

Rubrica a cura di Rita La Rosa, articolo basato sul corso di T. Rebecca Speranza del Martedì alle 20.30 Libro disponibile in edizione tascabile Inglese-Italiano

Premessa

Nei capitoli precedenti si è parlato di Creatore e Creazione, dell’uomo, di come è stato costruito e in cosa consiste quello che viene definito “peccato originale”. Qui, invece, si parla di uomo dopo il peccato originale e dopo che D-O gli ha conferito una “veste” (ha vestito l’Anima con un Corpo) e quindi l’uomo diventa “mortale”. Quale dovrebbe essere il suo comportamento?

La Responsabilità dell’Uomo

Vivere comporta una grande responsabilità verso se stessi e verso il mondo che ci circonda. Soprattutto vivere è “responsabilità” verso il Creatore.

Il desiderio di elevazione, la presa di coscienza sul significato di esistenza, comportano uno sforzo immane, una vera e propria lotta fra Corpo e Anima. Il materiale contro lo spirituale. È solo sforzandoci che acquisiremo la capacità di distoglierci da cose che sicuramente non ci elevano. Questo non significa diventare eremiti e rinchiudersi bensì combattere per bilanciare la materialità in cui siamo “immersi” e che ci spinge verso il basso.

L’uomo è associato al mondo che lo circonda

L’uomo è giudicato nel mondo terreno, la sua esistenza dipende da come è strutturato: mangia, dorme, cammina, ecc. ma, vivendo in società, deve rapportarsi con l’ambiente che lo circonda il quale, giocoforza, incide sui suoi comportamenti, sul suo pensiero, sulla sua vita.

Coltivare l’Anima

Nel periodo in cui l’uomo deve “seminare” (imparare) è conscio che il “raccolto” (ricompensa) sarà eterno. L’uomo, come già abbiamo visto, è composto da Anima e Corpo e quest’ultimo è dominante (materialità). E qui un inciso necessita sul significato di BarMitzvà ovvero maturità maschile (ברמצווה) e BatMitzvà ovvero maturità femminile (בת מצווה): questo momento, importantissimo per maschi e femmine, avviene intorno ai dodici/tredici anni perché è in questo periodo che la presa di coscienza (già in essere a sette anni) aumenta con la riflessione. In sostanza, se prima i bisogni corporali sono preponderanti, con l’avvento del BarMitzvà/BatMizvà si giunge alla possibilità di coltivare l’Anima, si comincia a dare spazio a quelli che sono i bisogni spirituali. Ma non con l’accumulo di anni di vita che si implementa la saggezza. Ci vuole studio, sforzo! L’unico modo per contrastare l’impatto della materialità e del mondo in cui viviamo è evolversi e acquisire la saggezza che si trova proprio nel mondo materiale.

Vi chiederete dove sta l’inghippo. Semplice, sta nel saper cercare, riflettere, studiare, acquisire quanto di buono possa esistere nella materialità. Un vero e proprio slalom fra le informazioni e gli accadimenti che giorno dopo giorno bombardano il nostro essere. Rafforzando l’intelletto si possono mantenere sotto controllo gli impulsi materiali e i peggiori istinti che, comunque, convivono in noi.

La materialità è sempre negativa ed è forte e ci allontana dal bene supremo D-O.

E l’Anima?

L’Anima è infinita, è pura. Ma è rinchiusa nel Corpo. Insieme devono lavorare duramente se vogliono giungere alla meta. Premettendo che la vita dell’Uomo in questo mondo non può essere solo Materiale o solo Spirituale, si comprende che è necessario trovare un giusto equilibrio. L’influenza del mondo materiale si subisce ma è grazie all’intelletto e alla saggezza che si può agire in modo quasi libero. E qui ritorniamo al Libero Arbitrio, ovvero non essere schiavi della materialità ma poter scegliere secondo canoni che portano a elevarsi. Ma dopo la morte? D-O ha decretato che Corpo e Anima sono una combinazione eterna, permanente; anche se c’è la morte, con la resurrezione, l’Anima tornerà ad “abitare” in un corpo di luce e quindi l’Anima ritroverà il corpo di luce, cui appartiene, per sempre.

L’Anima è il nostro unico vero “contributor”

L’Anima deve essere in grado di lavorare e occultare l’influenza del Corpo attraverso la purificazione. Quindi l’anima diventa “il contributor” per l’elevazione del corpo e insieme ad esso vivere esperienze spirituali e conoscere D-O. Ma quando può accadere? Ad esempio durante lo Shabbat (שבת), seguendone le sue regole (vale per Ebrei e Non Ebrei), le preghiere, i pasti.

Qualora la materialità abbia il sopravvento, l’Anima si opacizza, si deprime, perde smalto (come un vetro raschiato). Ricordate il termine Klipà (קליפה)? L’Anima si chiude in una conchiglia, innalza una barriera. Del resto cosa fareste voi se vi minacciassero?

Fintanto che l’Uomo è in questo mondo, la materialità e la fisicità hanno il sopravvento e bilanciare il contrasto fra Corpo e Anima è segno di saggezza e di sicura elevazione.

Vivere per lavorare o lavorare per vivere?

L’ambiente che circonda l’uomo ha parecchi punti oscuri (ad esempio i vizi) ma le attività dell’uomo sono assolutamente fisiche e mai potrebbe esimersi da questa fisicità. Nessuno vuole farci diventare eremiti per estrapolarsi da ciò che è materiale, ma l’obiettivo del nostro “cammino” sulla terra è l’elevazione evitando di affondare nella materialità: per ottenere i risultati bisogna sforzarsi. È un vero e proprio lavoro dell’intelletto e tale sforzo richiede tempo, ambienti adeguati, serenità e gioie. E allora se guadagnarsi da vivere per sopperire alle necessarie esigenze è più che giusto, non significa che si debba vivere per lavorare allo scopo di apparire e per aumentare il proprio prestigio (Cultura Occidentale) bensì si lavora per vivere (Ebraismo) perché la vita è preziosa.

Il lavoro non deve distoglierti da altre attività che ti consentono di vivere la vita con la giusta soddisfazione.

Passare del tempo con i propri figli, con la propria moglie, con i propri familiari, dedicarsi ad un hobby o a uno studio, pregare, fare volontariato, fare esercizio fisico, e così via. Questa è un’ottima “strada” che condurrà alla “Santificazione della Materia”.

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