Derekh HaShem La Via di D’O: II. La Finalità della Creazione (2/2)

Rubrica a cura di Rita La Rosa, articolo basato sul corso di T. Rebecca Speranza del Martedì alle 20.30 Libro disponibile in edizione tascabile Inglese-Italiano

Il seme, l’albero, i rami, i fiori e i frutti: tutto è D-O

Abbiamo visto che per avvicinarci al Creatore, dobbiamo seguire alcune regole (vedi parte 1/2). Abbiamo capito che siamo “figli di un unico seme”. Il seme (il Creatore) è perfetto, possiamo immaginare che da quel seme si generi un albero. Ma i rami di quell’albero difficilmente saranno sempre perfetti.

Noi siamo i rami e non sempre siamo freschi, verdi; diamo fiori profumati oppure no, frutti gustosi o frutti insipidi e abbiamo foglie lucide o attaccate dai parassiti. Quando, ad esempio, siamo accecati dalla collera, perdiamo parte della nostra “luminosità”, della nostra freschezza.

In quel momento perdiamo un po’ di D-O. E, se ci fate caso, le emozioni umane traspaiono dal nostro volto, spesso minano la nostra salute, si percepiscono all’esterno e si ripercuotono sulla nostra sfera sociale.

D-O è ovunque?

D-O è laddove è più pensato, compreso, capito.

D-O è ovunque nella misura in cui noi ne santifichiamo il Nome, ne riconosciamo l’esistenza, ci comportiamo secondo il BENE di cui il nostro Creatore ci ha dotati e secondo quanto gliene torniamo indietro.

D-O è causa e pure effetto

E luce fu

D-O è la causa e la conseguenza di qualsivoglia cosa o accadimento.

Nell’Ebraismo non esiste conflitto fra religione e scienza: se per gli scienziati è “Big Bang”, per l’Ebraismo è “E luce fu”.

Se ci pensate tutto, comunque, nasce da una “esplosione”. E quell’esplosione deriva da una “fonte”. Provate a immaginare la fecondazione: quando un unico spermatozoo riesce a fecondare l’ovulo, è un piccolo Big Bang perché ne deriva una sorta di piccola esplosione, una velocissima suddivisione di cellule che daranno origine alla vita di un individuo.

Essere parte della Creazione significa essere un misto di perfezione e imperfezione

Fare parte della Creazione significa avere ìnsiti elementi di perfezione ma anche carenze.

La natura è varia, e non vi è creatura che non sia connessa alle altre. Tutto è legato. La nostra capacità di avvicinarci a D-O consiste nell’equilibrare il meglio e il peggio favorendo il meglio. È proprio questa non staticità individuale (evoluzione) che permette di giungere a livelli superiori. Quando si dice: “siamo umani, cosa ci possiamo fare” siamo in errore. Noi possiamo fare, eccome! Possiamo meditare sulla nostra materialità, sui nostri possibili errori, e scoprire come superare il problema per renderci migliori. Ricordate? Il libero arbitrio! La libertà di decidere ciò che si vuole non deve mai calpestare il bene nostro e altrui, men che meno del nostro Creatore. Il bello dell’essere imperfetti e del libero arbitrio è questo: possiamo scegliere di restarci imperfetti o scegliere di elevarci.

Modificarsi per Migliorarsi e raggiungere D-O

Le creature esistenti, sopra o sotto l’uomo, sono state create per l’uomo e sono connesse fra loro

Nei cieli e sulla Terra tutto ci è dato in aiuto per migliorarci

Quando parliamo di creature sopra l’uomo intendiamo gli angeli (esseri spirituali), quando parliamo di creature sotto di lui, intendiamo animali e vegetali (esseri materiali). Quando si dice che sono “state create per l’uomo” non si intende che l’uomo deve assoggettarli, schiavizzarli, far loro del male o maledirli. Tali creature sono, invece, d’aiuto all’uomo per portarlo spiritualmente, a livelli superiori. Ovvero vicino a D-O. Sapersi confrontare con loro, collaborando, è santificare ciò per il quale D-O ci ha creati.

Il miglioramento è evoluzione e lotta contro i lati oscuri del nostro essere

Buio e Luce convivono: noi dobbiamo fare posto alla Luce

Bisogna lottare per migliorarsi, attraverso il proprio intelletto e attraverso le proprie middot (מידות), i lati positivi del carattere.

Gli elementi bui che l’uomo ha naturalmente al suo interno sono legati alla materialità, alla mondanità e ai lati negativi del carattere. Cosa significa? Semplice, per migliorarsi ci vuole “umiltà” e “modestia” perché non esiste nessuno meglio dell’altro. Tutti siamo in grado di renderci migliori aiutando noi stessi e il prossimo.

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