Derekh HaShem La Via di D’O: II. La Finalità della Creazione (1/2)

Rubrica a cura di Rita La Rosa, articolo basato sul corso di T. Rebecca Speranza del Martedì alle 20.30 Libro disponibile in edizione tascabile Inglese-Italiano

LA PERCEZIONE di HaSHEM e I MOTIVI DELLA CREAZIONE

Lo scopo della creazione dell’uomo è conoscere le vie della “saggezza” di D-O, di “allontanare” il male e di “fare” il bene. La Sua PERFEZIONE è presente nel bene e la nostra “santificazione” si raggiunge facendo del bene.

D-O ha creato il Mondo per trasmettere il “Suo Bene” a qualcun altro. D-O è la perfezione unica.

Qualunque cosa ci sembri perfetta non avrà mai la perfezione di D-O. E l’uomo, anche se creato ad immagine e somiglianza di D-O (Bereshit -Genesi), ha insito sia un forte potenziale di bontà (spiritualità) derivatogli da D-O (ereditato da D-O), sia un legame con la terra (materialità).

Uomo in ebraico si dice Adam (אדם – Adam – e se si aggiunge la ה finale diventa “terra” Adamah – אדהמה) ovvero il “lato bestiale, materiale” che deve essere controllato ed è contrapposto alla bontà ereditata dal Creatore.

Qual è allora il compito dell’uomo? Controllare il male, fare il bene, perfezionarsi nel fare il bene e avvicinarsi sempre più a D-O.

È un percorso evolutivo di comprensione, di conoscenza, di perfezionamento, il cui obiettivo non sta tanto nel raggiungere la meta bensì proseguire nel percorso, seminato di ostacoli da superare, che permetterà di superare i livelli di avvicinamento a D-O che è perfezione assoluta

Come stabilire un legame con D-O

L’uomo non può emulare D-O ma, facendo del bene, può legarsi a LUI divenendo parte della Sua stessa perfezione. È praticando il bene che si comprende quanto sia “infinita” la nostra anima. È praticando il bene che “noi creature finite” traiamo piacere. Piacere? Sì, piacere! Praticando il bene, divenendo una parte della Perfezione di D-O, noi “ritorniamo al Creatore” quanto LUI si aspetta da noi: UN’ENERGIA DI BENE.

L’uomo non ha creato nulla, D-O ha creato il Mondo: il dovere dell’uomo

L’uomo gode di ciò che ha creato D-O. E tutto il Creato è parte di un grande regalo che ha il diritto d’essere rispettato e mantenuto in essere (non distrutto). Il dovere dell’uomo è comprendere e apprezzare quanto D-O ha dato.

Il libero arbitrio – la differenza fra efficienza ed efficacia

Il più grande bene deve esse acquisito e conosciuto attraverso il “libero arbitrio”. Ciò a significare che di fronte a decisioni da prendere ci dovrà essere una riflessione, un approfondimento e una comprensione. Seguire le mitzvot (Comandamenti) secondo le regole (efficienza), senza approfondirne il significato, senza capirle, seguendole solo per abitudine, non fa di noi creature vicine a D-O ma solo degli “automi”. Non ci lega al Creatore. È l’approfondimento e la riflessione di una qualunque azione/regola che permette di essere empatici nei confronti del Creatore, legandoci a LUI. Solo così si raggiunge l’efficacia di una nostra azione.

Non ho occasione per avvicinarmi a D-O

Quanti, spesso, hanno formulato questa frase? Possiamo dire molti! Ma l’avvicinamento al Creatore non avviene per casualità o per fortuna. Non è il contesto in cui si vive che porta allo scoprire come avvicinarsi a D-O, ovunque si può trovare il modo per avvicinarsi al bene. Siamo, naturalmente, in uno stato di imperfezione e il nostro compito è imparare a “smussare il più possibile i lati materiali” per elevarci al meglio verso la spiritualità (ovvero avvicinarsi, il più possibile, alla perfezione).

Allontana il male e fa il bene” dice Re Davide in Salmi 33 (Tehilim), perché se metti da parte le cose profane (non sempre sbagliate ma spesso inutili) e che fanno perdere tempo, potrai focalizzarti su quelle che contano.

Invece di spettegolare su qualcuno, ad esempio, si potrebbe pregare per quel qualcuno, mandarle un pensiero benefico. Questo tempo, peraltro breve, in cui noi mettiamo a frutto la nostra parte spirituale, la parte più vicina al Creatore, non sarà tempo perso e anzi provvederà ad aiutare (senza neppure parlarci) chi ne ha bisogno. Ed ecco che saliamo un piccolo gradino per avvicinarci alla “perfezione” di D-O. Cominciamo ad ammettere di essere imperfetti ma non crogioliamoci nella nostra imperfezione, facciamo invece qualcosa per migliorarci.

L’Imperfezione dell’Uomo

Una spiegazione interessante sulla nostra “imperfezione” ce la “regala”, nella Genesi, la creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di D-O.

In ebraico la parola or (אור) significa luce. La parola or (luce) è scritta con la aleph (א) ma se si toglie la aleph (א) – il divino – e si inserisce la ayin (ע ) significa pelle ( עור): due parole differenti e la medesima pronuncia. Come il Baal Pe Or (בעל פה עור) il Maestro della Pelle (la materia, il materialismo, anche il più bieco).

Cosa significa? Adamo ed Eva sono venuti a contatto con la “conoscenza sia del bene sia del male” (albero della conoscenza). Erano “Esseri di luce”. Quindi puri (come un feto che non ha ancora avuto modo di mescolarsi all’ambiente). Prima di “conoscere” non dovevano prendere alcuna decisione. Il loro contatto con la possibilità del bene e del male, li porta alla necessità di “discernere e decidere” (il libero arbitrio) e quindi a “scendere” nella materialità. Per questo D-O li copre di pelle ovvero conferisce un corpo alla luce. Li racchiude in un corpo.

L’uomo, quindi, si trova a dovere prendere delle decisioni per sé e, spesso per la comunità. Possono anche essere decisioni utili ma non sempre sono buone, se ci si riferisce alla bontà e perfezione del Creatore.

Diceva Platone: “se il grano l’anno prossimo sarà poco, per farlo bastare sarà utile uccidere i neonati. Moriranno sul colpo ma non di fame”. La logica di questa frase non fa una piega ma non è certamente conforme al “BENE” secondo il quale D-O ci ha creati.

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