#2 Storia ‘Hassidica: Le parole che curano l’esistenza

La parola che narra non è solo parola, è evento essa stessa e come tale è sacra

perché nell’attimo in cui si fa storia genera testimonianza, insegnamento e quindi aiuto all’esistenza.

I ‘Hassidim dunque narrano le storie dei loro Zaddikim, i loro maestri, i pii, i provati, perché lavorano per diventare vettori dell’originaria Luce Divina. Tentano quindi di riversare nello loro opere, dunque per traslato anche nelle parole che le raccontano.

L’insegnamento ‘hassidico indirizza l’uomo a una vita di fervore, gli Zaddikim, infatti, vengono definiti suscitatori di fervore, laddove i loro discepoli, i ‘Hassidim appunto, sono gli entusiasti. Un rapporto, dunque, di biunivoco scambio di energie.

La fonte di questa energia è la gioia verso ogni singolo aspetto dell’esistenza, per cui ogni barriera tra sacro e profano cade

In quanto qualunque azione della giornata può assumere un significato sacro, di preghiera e ringraziamenti.

Ogni essere, ogni cosa è frutto di irradiazione divina, il che non significa panteismo, ma fa riferimento alla dottrina talmudica della Shechinà, la presenza immanente di D-o nel mondo.
In che modo l’uomo comune può vivere la sua vita in “fervida gioia”? È proprio questo che spiegano le storie ‘hassidiche. L’uomo ha bisogno di consiglio e di essere risollevato ed è questo che lo Zaddik fa con i suoi discepoli, insegnandogli a rafforzare il loro animo attraverso la gioia e la gratitudine che li mettano in contatto diretto con D-o. Lo Zaddik non suggerisce verità, non si sostituisce al singolo discepolo. Il discepolo domanda ed è questa sua domanda a suscitare nello spirito del maestro, quasi inconsapevolmente, una risposta e un insegnamento che altrimenti non avrebbe potuto esistere. Lo Zaddik e i suoi ‘Hassidim sono quindi legati a doppio filo, dipendenti l’uno dagli altri. In altre parole lo Zaddik aiuta tutti, ma non solleva nessuno da ciò che gli spetta di fare.

È attraverso l’esistenza stessa dello Zaddik, Il suo corpo, la sua vicinanza, le sue preghiere, le sue danze, la sua fervida gioia, appunto, che gli insegnamenti di D-o e la Torah stessa passano, quasi per osmosi spirituale, ai suoi discepoli. E nel ricordare le loro parole, le loro storie fatte di domande e risposte, la moltitudine degli uomini semplici riesce a comprendere come ogni dolore vuole il suo accesso alla gioia, ogni controsenso e ogni contraddizione attendono di essere sciolte dalle proprie parole rinnovate dalla gioia e dalla gratitudine.

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